Pestaggio Verona: ognuno assuma le proprie responsabilità!
Aggressione Verona: alla destra violenta è stato permesso di radicarsi. Basta lassismo e tutti si prendano le proprie responsabilità.
Ed infine è successo: hanno cercato il morto in tutte le maniere e ci sono andati vicini. Sono stati liberi di agire, di fare agguati, pestaggi, intimidazioni. Grazie all'inerzia delle istituzioni e al lassismo di alcune forze democratiche che non hanno svolto il loro ruolo di sorveglianza e prevenzione.
Nel (triste) anniversario della firma dei Patti Lateranensi, che il fascista Benito Mussolini siglò con il Vaticano, vero e proprio vulnus al principio di laicità dello stato, la FGCI ha deciso di essere presente davanti ai consultori familiari di tutta Italia in difesa della Legge 194/78, che mai come in questo periodo è messa indegnamente in discussione. La proposta di moratoria sull’aborto avanzata da Giuliano Ferrara costituisce l’ennesimo attacco contro la libertà delle donne ed è particolarmente ripugnante perché vuole stabilire un vile paragone con la grande conquista rappresentata dalla moratoria sulla pena di morte, ponendo sullo stesso piano donne che responsabilmente decidono della propria vita, con Stati che si arrogano il diritto di uccidere un essere umano.
Gli obiettivi di questo attacco sono di minare la legittimità della 194, una legge che funziona, che da quando è in vigore ha avuto l’effetto di dimezzare o quasi il ricorso all’interruzione di gravidanza e condizionare con dettati religiosi la vita quotidiana di ognuno. Ora che lo scenario politico italiano è in cambiamento, con il possibile avvento della Destra al Governo, più di prima dobbiamo cercare di porre un freno a questo attacco all’autonomia a alla libertà delle donne e alla laicità del nostro Paese che proviene dalla Chiesa e da soggetti politici e non ad essa vicini. Dobbiamo cercare di impedire ciò che sta accadendo in Lombardia, guidata dalla giunta di centrodestra di Formigoni, che ha annunciato proprie linee di intervento che limitano i tempi dell'aborto terapeutico; linee che non considerano la mancata esistenza di tecniche per evitare che ad un aborto terapeutico si giunga al quinto mese, perché alcune patologie gravissime vengono scoperte solo in questo periodo di gestazione, togliendo alla donna, che alla fine sarà più di chiunque altro quella su cui peserà una situazione terribile, il diritto di decidere cosa fare. Ed è un diritto che non deve e non può essere messo in discussione. Siamo qui per chiedere nuove politiche di prevenzione, di promozione e diffusione della contraccezione nelle scuole; lo stanziamento di risorse per il potenziamento dei consultori pubblici; la garanzia della presenza di mediatori linguistici in tutte le strutture socio sanitarie pubbliche; l’applicazione della legge 194 in tutte le sue parti, a partire dalla ricerca di soluzioni adeguate e rapide per superare il grave ostacolo costituito dall'alta presenza di medici obiettori di coscienza. Davanti a questo scenario chiediamo che sia abolita la possibilità di assumere personale medico e paramedico nelle strutture pubbliche dove si pratica l’interruzione volontaria di gravidanza e difendiamo energicamente l’operato di chi, a servizio dell’intero paese, opera perché sia garantita la massima assistenza alle donne che scelgono l’aborto.
La libertà delle donne è misura di libertà e di democrazia per l’intera società: oggi lo ribadiamo con forza, convinte e convinti che toccare la 194 significhi attaccare i diritti di tutto il paese.
Le nascite si difendono abrogando la legge 30 e il precariato, che impediscono ai giovani di farsi una famiglia, non criminalizzando chi compie consapevolmente una scelta sempre drammatica.
SICILIA. FGCI: TANTI GIOVANI SPERANO IN CROCETTA
"Continuiamo a ricevere telefonate e mail di centinaia di giovani siciliani che ci chiedono di lavorare perché Rosario Crocetta sia il futuro presidente della Regione Sicilia. La sua candidatura riaccende le speranze di migliaia di ragazzi e ragazze che credono che in Sicilia ci sia ancora spazio per il riscatto e il cambiamento". Il coordinatore nazionale della Fgci, la federazione giovanile del Pdci, Riccardo Messina, ricorda come "in tutta Italia sono migliaia i giovani che in questi anni hanno conosciuto l´esperienza di Gela e l´azione politica di Rosario Crocetta e che credono che da lui si possa ripartire per la creazione di un mondo migliore, in cui la battaglia per la legalità si unisce a quella per la giustizia sociale". Riccardo Messina, siciliano di Catania, annuncia che "come Federazione Giovanile dei Comunisti Italiani faremo la nostra parte; ma i molti messaggi di giovani che, pur avendo idee diverse dalle nostre, ci contattano proponendo di dare una mano,dimostra che questa sarà una lotta che in molti faranno per ridare dignità alla Sicilia tutta. Forza Saro, siamo con te!".
Roma, 29 gennaio 2008
"Il coordinamento regionale della FGCI ligure esprime la più sentita vicinanza al compagno aggredito. Si compie l'ennesima caccia al comunista che lotta per una società migliore, colpito da mani fascistoidi e mafiose. Come già successo a Verona, la violenza squadrista assume controrni sempre più inquietanti denunciando una
situazione nel paese che vede i compagni comunisti vittime preferite di una campagna ostile che unisce tutto il paese, e in favore della quale i poteri forti hanno la loro responsabilità"
Andrea Viola Coordinatore Regionale FGCI Liguria
CUFFARO: PDCI, MILITANTE FGCI AGGREDITO E MALMENATO A PALERMO
(AGI) - Palermo, 26 gen. - Un militante della Fgci (Federazione giovanile Comunisti Italiani) di Bagheria e' stato aggredito e malmenato oggi pomeriggio a Palermo mentre si recava alla manifestazione per festeggiare le dimissioni di Cuffaro. Lo denunciano i segretari regionali del Pdci e della Fgci, Salvatore Petrucci e Otello Marilli, spiegando che il giovane, ora ricoverato al pronto soccorso Villa Sofia del capoluogo, era in coda al corteo e dunque isolato, ma riconoscibile perche' portava con se' una bandiera rossa, quando e' stato accerchiato e picchiato da un gruppo di 15 o 20 persone. "La cosa piu' agghiacciante - dice Marilli - e' che hanno tentato di strappargli la bandiera per bruciarla al grido di 'Viva la mafia' ed e' significativo che nel giorno in cui la Sicilia prova a rialzare la testa con le dimissioni di un presidente della regione condannato per favoreggiamento accada un fatto di questo tipo". Marilli aggiunge quindi che "la risposta sara' di impegnarci di piu', come giovani come comunisti e come democratici di quest'Isola, per combattere la mentalita' mafiosa che c'e' in Sicilia". "Piena solidarieta'" esprime anche Petrucci, che parla di "manifestazione di violenza di tipo fascistoide che vorrebbe trascinarci, da questo momento di speranza, nel buio della violenza. Violenza che assolutamente respingiamo, mentre siamo determinati nel percorso di riscatto pacifico di rinascita della Sicilia, che coinvolga tutti i siciliani".
La 194 non si tocca!
di Alberta Xodo
Ancora una volta a discutere del corpo delle donne. Ancora una volta a discutere sul corpo delle donne. Ancora una volta a trattarlo come se fosse merce di scambio. Ancora una volta a dire al Vaticano chi tra i partiti è il suo migliore amico.
Ancora una volta a stringere amicizie passando sopra al nostro corpo e alla sua straordinaria capacità di dare la vita. Talmente favoloso questo corpo, che tutti cercano di metterci le mani sopra, di imporci di nasconderlo, mostrarlo, di infilarci a forza tre embrioni dopo averlo bombardato chimicamente, violentarlo impunemente per ragioni culturali, picchiarlo, ucciderlo. Nel caso specifico imporgli una gravidanza.
Si dimentica sempre che quel corpo appartiene ad una persona, che è corpo cuore e mente. Che è donna. E da donna decide – finalmente – come gestire quel corpo, liberamente e consapevolmente, nonostante i tentativi mitraglianti di controllo che il patriarcato ha scatenato. Non si sono rassegnati ad aver perso. Noi non ci siamo stufate di aver vinto. E per “noi” non intendo “noi donne”, ma noi persone laiche e democratiche.
La legge 194/78 è stata davvero una conquista di civiltà, e non è retorica continuare ad affermarlo e a difenderla. C’è da rabbrividire di fronte alle dichiarazioni di Ferrara, Ruini e Bondi: equiparare l’aborto alla pena di morte, equiparare le donne a delle assassine è un atto vile, così come sostenere che l’interruzione volontaria di gravidanza abbia una qualche somiglianza con l’eugenetica o con la pianificazione famigliare. C’è da rabbrividire sì, ma perché provare stupore? Perché rimanere indignati dalle esaltazioni della sacerdotessa Binetti, non possiamo davvero aspettarci nulla di diverso da chi sostiene che si debbano curare gli omosessuali (che a me suona tale e quale a “bruciamo le streghe” o “la terra è piatta”).
Chiariamolo una volta per tutte, a noi donne l’aborto non piace, non lo facciamo per leggerezza o perché siamo “inconsapevoli del dono della vita che nasce in noi”… siamo assolutamente coscienti di questo così come lo siamo del fatto che il nostro corpo è l’unico modo in cui quella vita potrà svilupparsi, il nostro “sì” è l’unico intermediario tra la vita in potenza e la sua realizzazione. Il nostro “sì” è l’inizio di una relazione. Per questo quel “sì” non può esserci estorto. Ancor meno facendo entrare movimenti paravaticani nei nostri consultori, con licenza di violentarci psicologicamente mostrandoci foto di feti morti, recitare rosari o parlarci per convincerci a non abortire… per renderci “consapevoli”, dicono… beh, noi donne siamo consapevoli da un pezzo. E soprattutto, noi non possiamo accettare che possa essere messo in discussione il ruolo o la professionalità delle operatrici e degli operatori che ogni giorno lavorano per garantire che i consultori rimangano degli spazi laici, efficienti, nonostante l’indebolimento delle risorse ad essi destinate.
Ma se sostenessimo che la legge 194/78 ha davvero eliminato l’aborto clandestino diremmo una fesseria. L’aborto clandestino sopravvive in diverse forme, specie al sud, nelle città dove i medici obiettori si rifiutano di uscire allo scoperto negli ospedali pubblici (ma sono pronti ad invitarti dove operano privatamente), tra le donne straniere che non conoscono i loro diritti, e tra le giovani. I nuovi ferri da calza si chiamano Cytotec, un farmaco di successo grazie al passaparola ed internet dove sui siti le giovani ragazze adolescenti (ma non solo) si scambiano consigli su quante pastiglie utilizzare per provocare l’aborto, senza finire emorragiche negli ospedali dove i molti ricoveri non sono che la punta dell’iceberg di una terribile consuetudine sulla quale abbiamo il dovere di intervenire, e soprattutto di non nascondere. Di nuovo una questione di genere, di nuovo una questione di classe, mica tanto diversa da quando le signorine della buona borghesia partivano per certi viaggi all’estero…
Quindi siamo pronte, parliamo pure di riprendere in mano <?xml:namespace prefix="st1" ns="urn:schemas-microsoft-com:office:smarttags"><st1:personname w:st="on" productid="la legge">la Legge</st1:personname> 194/78, ma per favore asteniamoci da derive confessionali, così come da controproducenti alzate di scudi che non rendono giustizia alla realtà. Eccome se vogliamo discutere! Discutiamo di come potenziare i nostri consultori, perché possano davvero dare risposte efficienti, a partire dal sostegno psicologico prima e dopo l’intervento. Interveniamo perché si possa interrompere la gravidanza in tutte le strutture. Perché le donne straniere possano essere adeguatamente informate sui loro diritti. E soprattutto sbrighiamoci a realizzare in tutte le scuole dei veri programmi di educazione sessuale. Applichiamo l’articolo 15 della legge e quindi riapriamo la discussione sulla possibilità di abortire chimicamente. Siamo pronti a parlare di interruzione di gravidanza. Siamo pronte a parlarne, con tutto il nostro corpo, la nostra mente e il nostro cuore. Con tutta la nostra consapevolezza.
L'assemblea della sinistra e degli ecologisti
Cantando Bella ciao
Con Chavez più di prima
Otello Marilli, Responsabile Esteri FGCI
L’ esito del referendum venezuelano, pur negativo, ci lascia due elementi positivi da cui ripartire: il primo è che quasi un venezuelano su due è convinto della transizione al socialismo che veniva proposta nella costituzione; il secondo è che l’immediata accettazione dell’esito referendario da parte del Presidente Chavez è la prova che la Rivoluzione Bolivariana continua e rafforza le sue fondamenta democratiche e partecipative, oltre a sgombrare il campo dalle insulse e false accuse di instaurazione di un regime autoritario e repressivo. Il referendum del 2 dicembre non rappresenta in alcun modo la fine del percorso rivoluzionario ne è, semmai, una momentanea battuta d’arresto; del resto moltissimo è stato fatto dal governo di Chavez con l’attuale costituzione. Proprio per questo, come Federazione Giovanile dei Comunisti Italiani,continueremo a sostenere il presidente del Venezuela con anche maggiore determinazione, in primo luogo contro gli avvoltoi USA ed europei che vorrebbero utilizzare la sconfitta, di un soffio, del si per archiviare quella che è e sarà una delle più importanti esperienze di liberazione e di avanzamento per le masse lavoratrici del XXI secolo.
(03 Dicembre 2007)
SIRACUSA, 10 Ottobre 2007 - Alessandro Dierna nuovo Coordinatore Provinciale Siracusa